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- vincitori di una della gare alla BLOGGERFEST -
BLOGERFEST
Impressioni a posteriori
Sono cresciuta in un ambiente dove sei ciò che dimostri d’essere, ciò che fai ti identifica con ogni parte del tuo corpo e della tua anima, tale per cui se fai un lavoro non troppo retribuito o non troppo faticoso o non hai una posizione, senz’altro vali poco anche come essere umano.
Da quando frequento i blog, e alcuni blogger bolognesi in particolare, ho scoperto che la vita si può vedere in altro modo, che il tuo lavoro non determina ciò che sei o vali, che la dignità è riconosciuta a prescindere, che non è importante ciò che fai, ma come lo fai. Ho scoperto che persone normalissime, con voci-occhi-lavori-appartamenti-motorini-auto- normalissimi, vivono le loro vite e le loro passioni con un carisma particolare e rendono il normale passare del tempo qualcosa di unico e speciale.
Queste persone si sono trovate insieme in un luogo piuttosto normale ieri, e hanno aspettato che arrivasse altra gente con la stessa loro voglia di comunicare e divertirsi. L’attesa, non inoperosa per altro, ha dato frutti, e un numero congruo di frequentatori di blog ha cominciato a gareggiare con l’agone e l’entusiasmo di bambini. E c’erano anche due bimbi, talmente agguerriti e seri nel giocare che ci hanno dato la spinta giusta per correre solo per vincere, di lanciare un floppone cercando davvero di raggiungere la bandiera, imparando la strategia adatta per pareggiare e poi vincere a ruba-mouse. Ecco cos’è successo ieri ai miei occhi: poche persone con una buona, buonissima idea, hanno fatto in modo che le loro familiari alienazioni quotidiane fossero messe da parte in nome del fare comunità, cioè scambio, messa in comune di pensieri, risate, opinioni, azioni, birre, storie. Nel momento classicamente più comunitario, la cena insieme, si è riflettuto con passione su ciò che è il blog, da cosa nasce, perché lo fanno di più le donne, perché la maggioranza (gli assenti) voglia restare anonima, perché perché…tanti perché. E tante risposte, tante opinioni, sostenute e contrastate in prima persona, senza il filtro della scrittura e dello schermo del PC, comunicando con i mezzi che la natura ci ha fornito prima dell’informatica.
Anche se quello che ho scritto sembra una predica più che un racconto (chiedo scusa in anticipo) non c’è alcuna morale che posso o voglio trarne. Lasciatemi solo concludere con un ringraziamento: penso che chi ieri ha preparato il campo, ha giocato, ha riso e ha bevuto e mangiato, abbia la capacità mettersi in gioco sul serio, e voglio ringraziare tutti per avermi dato la possibilità di esserci. (FdV)
